La
sua funzione biologica è quella di proteggere la pelle, ma pochi lo
sanno. Al giorno d'oggi, infatti, l'abbronzatura viene considerata
prevalentemente un fattore di abbellimento estetico, con metodi più o
meno naturali ma purchè siano efficaci.
l'informazione in merito è sempre più precisa, molti
tendono a sottovalutare gli effetti negativi di una prolungata
esposizione ai raggi ultravioletti: scottature, eritemi, precoce
invecchiamento della pelle e formazione di rughe, edemi e aumento del
rischio di melanoma. questi solo per ciò che concerne l’epidermide.
La causa di tutto questo va rintracciata nelle radiazioni solari, i
raggi ultravioletti, che si distinguono in UVA, UVB, UVC.
Gli UVA, ultravioletti ad onda lunga, stimolano la melanogenesi
(produzione di melanina con il rischio di formazione di macchie
cutanee), penetrano in profondità nei tessuti e anno dopo anno
danneggiano le strutture elastiche della pelle avviando un prematuro
invecchiamento.
Gli UVB, ultravioletti ad onda corta, pur essendo percentualmente meno
presenti sono i principali responsabili di eritemi e ustioni, perché
agiscono in superficie e inoltre, col passare del tempo, possono portare
alla formazione di tumori epiteliali.
Gli UVC, che fino a qualche tempo fa non destavano preoccupazione perché
trattenuti dallo strato di ozono, diventano sempre più di attualità in
quanto attaccano direttamente il nucleo cellulare.
Con una corretta protezione e alcune semplici regole, però, è possibile
esporsi ai raggi senza paura... e godere solo il bello del sole!
di Alessandro Andreazza
A cura de
Il
Pensiero Scientifico Editore |