Campagna contro depressione post partum
Secondo la letteratura medica, colpisce il 10% delle donne ed esordisce
nelle 3-4 settimane successive al parto, Eppure, dopo aver avuto un
bambino, una donna viene dimessa in tre giorni e ne passano almeno
quaranta prima di una successiva visita di controllo. E, soprattutto, si
tratta di un disturbo di cui nove donne su dieci non sanno nulla o
quasi. E’ la depressione post-partum, un male di cui soffrono ogni anno
50mila donne e che il ginecologo Giorgio Vittori, Presidente della SIGO,
la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia definisce un “buco
nero”, contro il quale è al via l’iniziativa “Non lasciamole sole”.
La depressione post partum è un male di cui sentiamo parlare solo da
poco tempo perchè la cronaca ha portato alla ribalta alcuni tragici
casi, facendo uscire la malattia dal dibattito interno al mondo
scientifico e accademico. In realtà, sottolineano gli esperti, si tratta
di una patologia che esiste da sempre, ma che forse peggiora
drasticamente in questi tempi di precarietà ed emarginazione sociale.
Il disturbo esordisce nelle prime settimane dopo il parto e si manifesta
clinicamente dopo il 4°-5° mese dalla nascita del bambino. Nel progetto
a sostegno delle neo mamme sono coinvolti tutti gli addetti al settore,
le istituzioni e, nell’intento dei promotori, le famiglie delle
partorienti. Spiega Vittori: “Da un nostro sondaggio è emerso che il
rischio di sviluppare una depressione è elemento valutato di routine,
durante gli incontri pre-parto, solo dal 30% dei ginecologi, che in gran
parte dichiarano di non disporre nemmeno di materiali informativi,
ritenuti invece utilissimi. Se passiamo a valutare il periodo post
parto, emerge che solo nel 45% delle strutture è previsto un
monitoraggio delle mamme a rischio e che il tempo dedicato ad informare
è inadeguato per il 72% dei ginecologi.”
Secondo Aldo Morrone, Direttore dell'Istituto S. Gallicano di Roma, ci
sono soggetti che si possono considerare a rischio. Gli elementi che
predispongono alla malattia sono molti, tra i quali le storie personali
o familiari di depressione, gli episodi di ansia o depressione nel corso
della gravidanza, che tra l'altro costituiscono un campanello d'allarme
importante spesso sottovalutato, l'isolamento sociale, il reddito
medio-basso, precedenti episodi di depressione post partum e storie di
sindromi premestruali o disturbi disforici. Aggiunge il prof. Morrone.
"Certo negli ultimi tempi anche l'uso di alcool e cannabis nel corso
della gestazione aumentano rischi di stati depressivi, ma soprattutto
l'ansia, accusata nel corso della gravidanza, che poi si trasforma in
depressione subito dopo il parto”. Tra i sintomi, invece, i più
significativi sono apatia, bulimia, sensi di colpa, pessimismo, psicosi
nel peggiore dei casi, e disturbi d'ansia. Ne soffrono soprattutto le
neomamme adolescenti, qui il rischio di depressione post partum sale dal
15 al 32, ma il “buco nero” può colpire davvero ogni donna, anche chi,
prima del parto, non ha mai accusato episodi depressivi.
Dopo il parto, solo nel 45% delle strutture è previsto un monitoraggio
delle mamme "a rischio" e il tempo dedicato all’informazione prima della
dimissione è inadeguato per il 72% dei ginecologi. Per rompere
lisolamento in cui sono costrette le donne, soprattutto quelle
economicamente più disagiate, e costruire attorno a loro una rete
protettiva è al via una campagna nazionale con il patrocinio della
Presidenza del Consiglio dei ministri, e del ministero per i Diritti e
le Pari Opportunità.
La campagna “Non lasciamole sole”, che coinvolge numerose associazioni e
istituzioni sul territorio, prevede entro l'estate la realizzazione di
materiali informativi specifici, rivolti agli operatori sanitari ed alle
donne, e l’individuazione di linee guida, oltre all'informazione sui
media volta a far emergere e conoscere la depressione post partum.
|