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salute e benessere
C’è un rimedio naturale al viagra senza effetti collaterali: è l’aglio. La tesi è sostenuta da un documentario della BBC basato su una serie di ricerche scientifiche e riguardo
Pubblicità Non a tutti piace lo stesso gusto di gelato. E allo stesso modo non a tutti piace "farlo" allo stesso modo. Il sesso? E' come un gelato, ad ognuno il suo. Come in gelateria, i gusti maschili a letto possono essere anche molto diversi, e cambiare con il passare degli anni. Così, se le donne vengono da Venere, non tutti gli uomini arrivano da Marte.


Ultime dal sito :

Le donne preferiscono i cattivi ragazzi
Narciso, impulsivo, eccitante, bugiardo, disonesto e anche machiavellico: ecco l'identikit dell'uomo che ha successo con le donne. I ragazzi per bene lo sanno; l'affidabilità, la fedeltà, la cura, la simpatia sono buone armi e talvolta funzionano, ma il fascino sprigionato dal bello e maledetto è invincibile. Non a caso questo secondo tipo di uomini ha un'attività sessuale molto più prolifica della media. A questa conclusione, ben chiara già a tanti uomini e a tante donne, sono giunte due ricerche presentate a Kyoto in occasione del meeting della Human Behavior and Evolution Society.

In realtà le due ricerche si sono occupate di studiare la dinamica sociale che si genera intorno ad alcuni soggetti con personalità 'borderline'. Quando in un uomo l'impulsività diventa perdita di controllo, la tendenza a dire bugie patologica, lo spirito machiavellico odio per il nemico allora la risposta delle donne e della società è abbastanza netta: emarginazione e diniego. In termini evolutivi questo tipo di soggetti non ha molto successo.

Se però un uomo possiede il giusto mix, mai eccessivo, di qualità che lo rendono un po' maledetto, allora le dinamiche sociali cambiano immediatamente e questi uomini diventano i più appetibili, i più attraenti, i più intriganti. "Se si pensa a questo tipo di uomo in termini evolutivi allora bisogna convenire che è il modello che ha avuto più successo. I motivi sono chiari: un'attività sessuale prolifica garantisce la maggiore diffusione del seme e quindi la preservazione della specie", ha dichiarato Peter Jonason della New Mexico State University e autore di uno degli studi presentati al congresso.

Anche David Scmitt della Bradley University, autore del secondo studio presentato al congresso, concorda con il collega ma apre uno spiraglio di speranza per gli uomini che non vogliono essere maledetti a tutti costi: gli uomini che hanno dei tratti caratteriali che in psicologia si definiscono tecnicamente "oscuri" senza dubbio hanno un'attività sessuale prolifica, ma ridotta agli anni della giovinezza. Alla lunga l'uomo maledetto perde fascino, per cui non riesce a instaurare relazioni durature.

La costruzione di un nucleo sociale proprio nel quale riconoscersi e svolgere la propria vita è un elemento fondamentale, antropologicamente parlando, per avere una vita che garantisca la prosecuzione della specie. Non basta spargere il seme, bisogna anche essere in grado di accudire la prole e gli altri elementi del nucleo familiare. Questa è anzi la parte più difficile e quella in cui avere una personalità centrata ed equilibrata conta molto di più

La salute è uguale per tutti?
La salute, un bene per "ricchi"?

“Lungo il percorso della metropolitana che attraversa Washington, dai quartieri poveri e neri a sud-est della città fino alla ricca e bianca contea di Montgomery, si guadagna un anno e mezzo di vita ogni miglio percorso, per un totale, ai due estremi della linea, di vent’anni di differenza nella speranza di vita alla nascita”, ha calcolato Michael Marmot, docente di epidemiologia e salute pubblica all’Università di Londra. In altre parole, secondo il colore della pelle e il reddito la durata dell’esistenza nella capitale USA varia attualmente da 58 anni fino a 73-78. Una disuguaglianza sorprendente ma certa...

La geografia della salute rilevata a a Washington e la sua stretta associazione con la classe sociale di appartenenza non sono fatti episodici. A Londra lo stesso Marmot ha calcolato in 8-9 anni la differenza nella speranza di vita alla nascita tra i quartieri borghesi e quelli più disagiati.

Esiste una “geografia della salute” anche in Italia?

In Italia le disuguaglianze di salute più vistose sono quelle che separano le diverse zone delle grandi città. A Torino, ad esempio, tra i quartieri ricchi della famosa "collina" e quelli popolari (la “cintura” nord e sud, tradizionalmente abitata da operai e immigrati) la vita si accorcia di 4 anni circa e si calcola che saranno necessari 14 anni, se il futuro prossimo sarà contrassegnato da un discreto sviluppo socio-economico, perché nei quartieri poveri l’arco della vita raggiunga quello attuale dei quartieri ricchi. Differenze analoghe sono state dimostrate a Milano tra i quartieri borghesi e quelli dell’hinterland.

Per quanto riguarda la direttrice nord-sud, nel Meridione l’attesa di vita alla nascita è più breve che al nord di un anno e mezzo circa: ma i dati ISTAT rilevano che mentre in Trentino soltanto il 4 per cento della popolazione ritiene di avere "gravi problemi di salute", in Calabria questa percentuale sale al 12,5 per cento circa, più del doppio. Nel meridione, del resto, anche la quota della popolazione colpita nello stesso tempo da più di una malattia cronica è decisamente più alta che al nord.

Sono state indagate anche le cause delle disuguaglianze di salute, tutte riconducibili alle diverse condizioni socio-economiche. In 4 città diverse, Torino, Firenze, Livorno e Reggio Emilia, chi è sprovvisto di diploma elementare corre un rischio relativo di morte da 2,70 a 3,60 volte superiore rispetto ai laureati della stessa città. E in tutti gli studi fatti, la disoccupazione appare come il fattore sociale che incide più pesantemente sulle condizioni di salute: ma incidono anche il reddito, naturalmente, e il tipo di casa abitata. Non solo: secondo i dati raccolti, è probabile che in Italia, nei prossimi anni, la durata media della vita continuerà a crescere ma che aumenterà in parallelo anche l’handicap di salute che separa i gruppi socialmente svantaggiati, gli emarginati delle grandi città, gli abitanti del meridione, dal resto della popolazione.

Il nostro sistema sanitario si può dire veramente equo?

Sulla carta, ovviamente sì, ma a in realtà il sistema-salute italiano tollera al suo interno evidenti carenze di equità. Lo dimostra il fatto che nel nostro Paese la spesa per la salute stia attraversando quello che autorevoli sociologi ed economisti hanno definito un processo di privatizzazione strisciante.
Recenti studi evidenziano infatti che una quota di visite specialistiche vicina al 60 per cento del totale è pagata direttamente dagli assistiti. In questa percentuale sono comprese anche le visite che, come quelle odontoiatriche, non sono considerate tra le prestazioni che il servizio sanitario ha il dovere di garantire: ma in sostanza la questione non cambia dal momento che, senza contare gli appuntamenti dal dentista, la percentuale delle visite specialistiche pagate direttamente dal cittadino è del 47 per cento.

La consultazione specialistica è uno dei settori fondamentali della medicina contemporanea, in qualsiasi percorso clinico, e non si può negare che sia presente in Italia un grave problema di difficoltà di accesso. In particolare, nel caso delle visite specialistiche, il motivo di scontento più diffuso e quello che porta alla scelta del pagamento diretto è l’impossibilità di essere visitati dal medico di fiducia. Per quali motivi questa criticità viene sottovalutata dal servizio pubblico?
Inoltre, secondo l’indagine Istat 2005, il 12,2 per cento delle famiglie italiane dichiara di “fare fatica a pagare le cure” in caso di malattia, e il problema è in particolar modo sentito dagli anziani.

Come affrontare questi temi e quali le possibili soluzioni?

Un recente libro, Il diritto negato, scritto da Giovanni Padovani, propone una serie di interrogativi che mettono in discussione l'effettivo livello di equità del nostro sistema sanitario. Perché il tasso di mortalità infantile è di 3,2 ogni 1000 nati vivi nel Nord, ma di 4,7 nelle isole e di 4,6 in tutto il meridione? E’ vero che la percentuale degli over-65 assistiti a casa è del 7,9 in Friuli-Venezia Giulia ma dello 0,5 in Calabria e in Sardegna? Se è vero che 47 visite specialistiche su 100 vengono pagate dai pazienti, quali sono le conseguenze per le famiglie meno abbienti?

Non esistono facili soluzioni anche perché queste informazioni, note per ora a un ristretto numero di epidemiologi, non fanno parte del patrimonio culturale comune e non hanno dato vita nel Paese, fino a oggi, a un dibattito ampio e approfondito.
"È difficile pensare, d’altra parte che senza una diffusa cultura del diritto alla salute e alle cure le cose possano migliorare", afferma l'autore. "Al contrario, si può pensare che, come è già avvenuto altrove (l’esempio degli Stati Uniti è da questo punto di vista il più eloquente), anche in presenza di una soddisfacente evoluzione tecnico-scientifica, gli squilibri del sistema-salute nazionale sul piano dell’equità continuino a restare irrisolti o siano destinati addirittura a peggiorare

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al dentista trapano “niente male”
Si basa su una tecnologia laser

La paura del dentista potrebbe avere le ore contate: un nuovo strumento promette di mandare in pensione uno degli attrezzi più odiati e temuti dai pazienti di tutto il mondo: il trapano dell’odontoiatra. Grazie a un nuovo apparecchio laser made in Europe, chi è affetto da una carie potrebbe presto dimenticare le fastidiose iniezioni di anestetico e l’angosciante ronzio di questo “strumento di tortura”. Il nuovo apparecchio, che promette di mandare in soffitta la paura, si chiama Fotona Fidelis Plus III e rappresenta l'ultima generazione di laser, capace ora anche di incidere e tagliare tessuti duri come lo smalto dei denti.

L’unica controindicazione del nuovo laser e che non può essere utilizzato per rimuovere vecchie otturazioni al mercurio. Questo perché i suoi raggi si riflettono sulla superficie metallica, producendo una quantità di calore tale da vaporizzare il mercurio, producendo gas tossici. Il laser eviterà inoltre al dentista di dover fare pressione, come avviene oggi con i tradizionali strumenti a disposizione, causando le fitte di dolore che molti sfortunati pazienti ben conoscono.

Secondo gli ideatori, il nuovo “trapano” è caratterizzato inoltre da un’estrema precisione che consente di dirigere le onde luminose solo dove è necessario senza danneggiare i tessuti circostanti. I nuovi laser sono di sue tipi: Il primo aumenta di intensità quando incontra sulla sua strada il tessuto danneggiato dalla carie, mentre rallenta se arriva a quello sano. Il secondo è destinato invece ai lavori più delicati, in particolare su gengive e tessuti molli, ed è più simile a quello usato dai chirurghi plastici e dai dermatologi per rimuovere rughe o bruciare vene superficiali.

Il nuovo laser, grazie alla sua precisione e a una minore produzione di calore, assicura interventi meno dolorosi per il paziente, tanto che in molti casi si potrà evitare il ricorso all’anestesia. In più il nuovo strumento sterilizza contemporaneamente alla sua azione e accorcia le procedure, perché grazie alla sua azione più mirata, crea minori danni ai tessuti. Ha però lo svantaggio di avere costi più elevati: per questo motivo forse occorrerà un po’ di tempo prima di vederlo in azione nello studio del proprio dentista.
 

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