Le scottature solari, in
particolare nei bambini, possono essere un importante fattore di rischio
per lo sviluppo, in età adulta, del cancro della pelle. Un uso corretto
delle creme protettive è un importante elemento di prevenzione; ma vi
sono alcuni aspetti dei quali occorre tenere conto.
Un articolo sulla rivista Clinical Inquiries spiega come, quando e
quanto vanno usate le creme dotate di filtri protettivi per le
radiazioni solari. Infatti le ricerche non forniscono dati univoci sul
rapporto rischi-benefici dell’uso delle creme; il fattore discriminante
per una buona prevenzione è essere bene informati sull’uso appropriato
di tali creme in base alla situazione, al tempo di esposizione, all’età
del bambino e al tipo di pelle.
I danni causati dal sole sono da imputare alle radiazioni ultraviolette
(UV), che sono un fattore comprovato di rischio per la salute della
pelle. Mentre gli UVB sono responsabili delle conseguenze più spiacevoli
a breve termine, come l’infiammazione, il dolore e l’eritema causate
dalla “scottatura”, gli UVA danneggiano la cute a lungo termine,
causando invecchiamento precoce della pelle e conseguenze anche più
gravi; un’esposizione prolungata e sistematica ai raggi solari può
provocare un aumento dei nei, che a loro volta possono in alcuni casi
trasformarsi in melanomi in età più avanzata.
Specialmente i bambini con la pelle chiara, sottoposti ad un’esposizione
eccessiva e alle scottature solari che ne conseguono, possono correre in
età adulta un rischio superiore di cancro della pelle. I filtri solari
sono efficaci nel ridurre la penetrazione della pelle dalle radiazioni.
Tuttavia, anche se le creme con fattore di protezione (specie 12 o
superiore) effettuano un effetto protettivo, questo aspetto può essere
vanificato da un prolungamento dell’esposizione, causato da false
sicurezze e da una scarsa comprensione del meccanismo protettivo.
Infatti la crema si limita a ritardare gli effetti dell’esposizione ai
raggi solari (ad esempio una crema con fattore di protezione 4
moltiplicherà per quattro il tempo di esposizione che occorre prima di
avere effetti indesiderati); ma solo indossare indumenti coprenti
garantisce una protezione assoluta.
Questa variabilità nell’utilizzo delle creme spiega in parte i
risultati, spesso contraddittori, delle ricerche che studiano gli
effetti protettivi a lungo termine delle creme solari. A complicare il
quadro si inseriscono considerazioni sugli effetti collaterali delle
creme in soggetti molto giovani o predisposti. Infatti in alcune persone
la crema può scatenare reazioni allergiche ad alcune componenti; inoltre
la pelle dei bambini più piccoli ha differenti caratteristiche di
assorbimento, il che negli Stati Uniti ha portato la Food and Drug
Administration ad emettere la raccomandazione di evitarne l’uso nei
bambini sotto i sei mesi di vita. Questo non significa tuttavia che i
neonati vadano esposti al sole senza protezione, ma piuttosto che siano
coperti con indumenti. Laddove ciò non sia possibile, meglio usare la
crema.
Le raccomandazioni degli esperti comprendono il consiglio di riapplicare
la crema ogni 2 o 3 ore, specialmente dopo il bagno a mare, e
sottolineano l’importanza di usarne un quantitativo adeguato e di
evitare comunque l’eccessiva esposizione. “I genitori”, osserva
Christopher Thurman, della Oklahoma State University, “non devono
cullarsi in un illusorio senso di sicurezza indotto dall’uso del filtro
solare, lasciando che si prolunghi l’esposizione al sole”.
Fonte: Meurer LN, Jamieson B. What is the appropriate use of sunscreen
for infants and children? Clinical Inquires 2006;55(5):437-440.
antonella sagone
A cura de
Il
Pensiero Scientifico Editore |