La vita di tutti i giorni - lavoro, figli, scuola, organizzazione
domestica - mette a dura prova la maggior parte di noi: con tutti gli
obblighi a cui dobbiamo far fronte lo stress aumenta, e con lo stress
anche il timore di non farcela e diciamolo la voglia di fuggire
e di
non essere qui, ora. In realtà quest’ansia di cui tutti assai volentieri
sparliamo è un sentimento più che naturale. Quando avvertiamo una
minaccia il nostro organismo vive una situazione
di particolare allerta percependo il pericolo e prima ancora che si
manifesti concretamente e che sia chiaramente identificato è questa
allerta che fa sì che, oggi come allora, davanti a un pericolo o ci
prepariamo a fuggire, o a combattere. E proviamo, appunto, ansia.
Che di norma dovrebbe essere una condizione di breve durata, utile a
superare un momento di difficoltà transitorio la ripresa del lavoro,
una diagnosi ancora dubbia, un grande impegno incombente. Tuttavia, in
alcuni casi e per alcune persone, l’ansia può trasformarsi in un
disturbo, diventando così sproporzionata sia nella durata che nell’intensità.
E allora si manifesta a tre livelli:
corporeo aumenta il battito cardiaco e la pressione sale, i muscoli si
tendono, si suda freddo e la salivazione diminuisce, la digestione
rallenta;
psichico si ha la sensazione di perdere il controllo, si possono
percepire sentimenti di disperazione fino al catastrofismo;
comportamentale: si prova una forte e frequente agitazione con tendenza
a rifuggire o ad evitare situazioni ansiogene.
Quando l’ansia da meccanismo di difesa diventa disturbo?
Ricapitolando, l’ansia è un’emozione normale,
quando è proporzionata alle circostanze e produce una risposta utile. per alcuni è un tratto del carattere, un modo di affrontare la vita,
uno stile che non genera mai disagio vero e proprio, semmai qualche
attacco di gastrite o un paio di notti insonni ogni tanto. È invece un
sintomo di disturbo psichico:
se si manifesta senza un motivo apparente, cioè in situazioni innocue;
se si manifesta frequentemente e in modo intenso;
quando dura a lungo e porta alla perdita di controllo;
quando è causa di forte disagio psicologico e compromette la vita
quotidiana.
Si calcola che il 10 per cento della popolazione mondiale sia affetto da
sindromi ansiose, che quindi rappresentano il disturbo psichico più
frequente dopo la depressione. Negli ultimi 30 anni è stato verificato che un terzo della
popolazione mondiale - più le donne che gli uomini - almeno una volta
nel corso della vita ha avuto o potrà avere un disturbo d’ansia.
Generalmente gli psichiatri suddividono i disturbi d’ansia in diversi
tipi; tra questi i più frequenti sono le fobie (4 e 13 per cento di
tutti i disturbi d’ansia), l’ansia generalizzata (7 per cento), gli
attacchi di panico (5 per cento), il disturbo ossessivo--compulsivo (4
per cento).
Cosa sono le fobie
È il disturbo d’ansia più comune. Sono paure fuori dall’ordinario,
irrazionali quanto intense nei confronti di animali prima di tutto, ma
anche di oggetti o situazioni. C’è chi al solo sentir parlare di
serpenti, di ragni o addirittura di cani si sente male, chi all’idea di
sottoporsi a un prelievo e quindi alla vista del sangue suda freddo,
avverte il cuore che accelera, e percepisce tutti i segnali tipici dello
stato ansioso. Le fobie possono riguardare anche il rapporto con altre
persone: per esempio le situazioni pubbliche, potenzialmente umilianti,
che implicano il rischio di un giudizio negativo (fobie sociali). Oppure
luoghi in cui per esempio non è possibile ottenere soccorso immediato
(agorafobia) in caso di bisogno, perché c’è molta folla o perché si è
soli. I fobici tentano di evitare gli oggetti e le situazioni per loro
ansiogene ma questo comportamento come in un loop finisce per rafforzare
la paura, e se esteso a più situazioni o oggetti può compromettere la
vita di tutti i giorni.
In cosa consiste il disturbo d’ansia generalizzata
Si tratta di un costante, continuo e intenso senso di preoccupazione nei
confronti di qualsiasi evento che provoca una sintomatologia - dicono
gli specialisti - per almeno 6 mesi. Chi ne soffre vive in uno stato di
tensione continua (anche se è stanco non si siede, per esempio), si
preoccupa per gli eventi quotidiani: il lavoro, la situazione economica,
la scuola dei figli. È costantemente inquieto, teso, spesso
deconcentrato, riposa male. Con il tempo le persone con ansia
generalizzata rischiano l’isolamento riducendo al minimo le proprie
attività anche professionali. I sintomi tipici di questa patologia sono
inquietudine e apprensione, spesso nei confronti del proprio stato di
salute, al punto che l’ansioso intraprende o invita un suo congiunto a
intraprendere complicati quanto inutili percorsi diagnostici. Possono
presentarsi anche: tachicardia, senso di vertigine, dolori muscolari,
cefalea ricorrente, deconcentrazione, aumento dello stato di vigilanza e
cattivo riposo.
Cosa sono gli attacchi di panico
Il panico è un attacco di ansia improvviso e molto intenso,
apparentemente immotivato, cioè svincolato da evidenti ragioni
immediate. I sintomi sono soprattutto o esclusivamente organici:
palpitazioni cardiache, dolore toracico, senso di soffocamento, seguiti
dalla paura di perdere il controllo e di morire. Spesso l’attacco di
panico viene confuso con una malattia cardiaca dal paziente che lo
sperimenta per la prima volta e che per questa ragione in genere chiede
di essere ricoverato o di essere visitato da un cardiologo. Chi ha
provato un attacco di panico non lo dimentica mai e vive nella continua
preoccupazione che possa ripetersi. Quest’ansia anticipatoria aumenta lo
stato di tensione psichica favorendo la comparsa di ulteriori attacchi.
Cos’è un’ossessione? E una compulsione
Le ossessioni sono idee fisse, ricorrenti, prepotenti che ripetutamente
emergono nella mente. Le compulsioni sono gesti rituali ripetitivi:
verificare decine di volte che il gas sia chiuso, che l’allarme
antifurto sia inserito, lavarsi le mani centinaia di volte al giorno,
controllare ogni minimo dettaglio sempre, in ogni situazione, sono gesti
che chi soffre di disturbi compulsivi non può fare a meno di compiere:
per alleviare l’ansia, la preoccupazione, per scacciare il dubbio, ma
che di fatto una volta compiuti non danno alcun sollievo. In genere, nel
90 per cento dei casi, le ossessioni e le compulsioni si manifestano
contemporaneamente. È importante tenere presente che il disturbo
ossessivo-compulsivo non va confuso con l’ordine, o la precisione, o la
puntualità o l’amore per il dettaglio. Una compulsione è molto di più di
questo, e soprattutto è incontrollabile. Tuttavia questo disturbo
potrebbe manifestarsi più spesso nelle persone con queste
caratteristiche qualora improvvisamente vengano a trovarsi in condizione
di fortissimo stress.
Sindromi ansiose e depressione. Che rapporto c’è
Spesso l’ansia e la depressione vengono associate, come se un ansioso
finisse prima o poi per essere anche depresso, e viceversa. In effetti è
vero che secondo diverse ipotesi una situazione di ansia cronica crei
variazioni biochimiche intracerebrali che riproducono quelle tipiche
della depressione, e che sul piano più strettamente psicologico la
difficoltà di lottare per lunghi periodi contro gli effetti dell’ansia
possa demoralizzare e di conseguenza favorire uno stato depressivo. In
ogni caso, secondo gli psichiatri, le due patologie vanno distinte,
perché sebbene rappresentino i due segni più comuni di disagio
psicologico hanno caratteristiche e sintomi e ragioni distinte.
All’ansia sono associabili diverse piccole malattie organiche,
tipicamente a carico del sistema digerente per esempio la colite o la
gastrite
Da cosa dipendono le sindromi ansiose
In alcuni casi da patologie organiche, in altri la tendenza, ma solo la
tendenza, si eredita. Ottimo terreno di coltura per i disturbi
dell’ansia è una brutta esperienza infantile, così come il mancato
apprendimento da bambini della capacità di imporsi, di farsi valere, di
dire “No!”. In molti casi a scatenare un disturbo d’ansia è un evento
negativo, traumatico, un forte stress psichico protratto nel tempo o
anche improvviso. In alcuni casi, l’ansia da tratto di carattere, da
momento difficile, potrebbe diventare una malattia se non viene
affrontata correttamente e se non si riesce più a gestirla.
Ma dall’ansia si guarisce?
Certamente! Con l’aiuto di molte figure specialistiche: medici,
psicoterapeuti, psichiatri. I farmaci ansiolitici sono spesso utilizzati
all’inizio di un cammino terapeutico, per tamponare temporaneamente la
situazione. Dopo alcune settimane infatti la loro somministrazione
dovrebbe essere progressivamente ridotta: all’uso di psicofarmaci è
associata infatti assuefazione nel 5 per cento dei casi. Sempre più
spesso si ricorre all’associazione di farmaci e psicoterapia: i primi
come intervento immediato, la seconda come cambiamento prolungato nel
tempo.
A cura di Tina Simoniello
Giornalista
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Il Pensiero
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