secondo
una ricerca ISTAT pubblicata alla fine del 2004 attesta
che ogni giorno in Italia sette donne in media subiscono
una violenza sessuale. I dati si riferiscono ovviamente
ai casi che vengono denunciati alle autorità; alcuni
studi stabiliscono che questi rappresentano soltanto
l’8% degli episodi effettivi di violenza sessuale. Il
restante 92% delle vittime, dunque, decide per motivi
diversi (vergogna o “copertura” del molestatore,
soprattutto se all’interno del contesto familiare) di
non denunciare la violenza subita alla polizia o ai
carabinieri
Le motivazioni psicologiche che sono alla base
delle azioni degli stupratori possono essere diverse
per rabbia:
l’agente manifesta e scarica impulsivamente
sensazioni di rabbia e frustrazione che possono avere
origine da rapporti problematici, difficilmente lo
stupratore prova un vero e proprio piacere sessuale
compiendo lo stupro, ma riesce a liberare la rabbia
repressa attraverso un atto di violenza la cui intensità
può essere persino superiore al necessario.
per dominazione:
sentimenti di vulnerabilità e di impotenza dello
stupratore vengono compensati da un atto di
sottomissione della vittima, che viene messa in
condizione di essere totalmente alla sua mercé, senza
alcuna possibilità di ribellarsi.
per sadismo-per opportunità.
Da
diversi anni, in tutta Italia, si organizzano corsi di
autodifesa che all’insegnamento di tecniche attive (come
l’uso delle arti marziali) affiancano strumenti
cognitivi che permettono di riconoscere la tipologia del
molestatore e di tentare difese (specialmente se
impossibilitati ad agire fisicamente) di tipo
psicologico, attraverso l’apprendimento di tecniche di
dissuasione.
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