|
Ultime
dal sito :
L’aspirina amica dello stomaco
“Modificata” da un’equipe italiana
Ha oltre 100 anni di vita alle spalle, è
uno dei farmaci più conosciuti e diffusi, per anni è stato il primo rimedio
contro raffreddori, mal di testa e piccoli malanni di stagione; poi il
medicinale è stato “promosso” a protettore contro gli attacchi di cuore.
Stiamo parlando dell’aspirina, il farmaco a base di acido acetilsalicilico
presente da sempre negli armadietti delle medicine di moltissime famiglie in
tutto il mondo. Tutti sanno però che l’aspirina ha alcuni effetti
collaterali molto seri, soprattutto a carico delle pareti gastriche, che in
caso sia presente un’ulcera, possono causare un sanguinamento grave e la
morte del paziente. Adesso, grazie a un’equipe di ricercatori italiani, è
stato messo a punto un derivato di questo farmaco che non ha queste
controindicazioni.
Il team di studiosi che ha messo a punto
l’aspirina amica dello stomaco è composto dai chimici delle università di
Torino e di Parma, guidati da Alberto Gasco. I ricercatori hanno studiato le
caratteristiche di un derivato dell'acido acetilsalicilico, che non viene
attaccato dagli acidi gastrici e quindi è del tutto innocuo.
Gli studiosi, come descrivono sulla
rivista scientifica Journal of Medicinal Chemistry. hanno “legato” alla
molecola di acido acetilsalicilico, il principio attivo dell' aspirina, un
gruppo chiamato nitrossi-acilico grazie al quale il farmaco resta indenne in
presenza degli acidi dello stomaco ed è assorbito meglio dal sangue. Nei
test di laboratorio effettuati su cavie animali, l'aspirina “modificata” ha
mostrato la stessa attività di quella originale, senza danni a carico
dell’apparato gastrico. Gli autori scrivo che “anche se devono essere fatti
ulteriori test a conferma, questi composti possono rappresentare alternative
più sicure all'aspirina in moltissime applicazioni cliniche”.
La nuova aspirina potrebbe quindi venire
impiegata in moltissimi campi: visto che mantiene inalterate le proprietà
curative del farmaco tradizionale ma senza i suoi effetti collaterali,
potrebbe essere utilizzata con maggiore continuità come strumento preventivo
contro infarti e attacchi di cuore, ma anche per altre malattie
cardiovascolari e addirittura per alcuni tipi di tumori e per alcune
funzioni cerebrali, campi in cui si stava già studiando il potere
terapeutico della “vecchia” aspirina. I test effettuati fino a questo
momento sono molto promettenti, ma occorrerà ancora un anno circa per
stabilire se l’aspirina made in Italy è effettivamente corrispondente a
quella tradizionale.
Al via la stagione delle allergie
Dai primi giorni di aprile si apre
“ufficialmente” la stagione dei pollini
e delle allergie. Il copione è ben noto
con naso intasato, occhi che lacrimano e
pelle arrossata, che terranno una poco
gradita compagnia fino al mese di
ottobre/novembre a chi soffre di
allergia, tra cui un numero di bambini
compreso tra i 3 ai 5 milioni circa.
Sotto accusa, oltre alle classiche
graminacee e parietarie, c'è anche
l'ambrosia, polline tipico degli Stati
Uniti, che portata dalle scarpe dei
viaggiatori ha iniziato a infastidire
chi abita vicino l'aeroporto di
Malpensa, alle porte di Milano.
A spiegarlo è Giovanni Cavagni,
Responsabile dell'unità Operativa di
Allergologia dell'ospedale Bambin Gesù
di Roma. ''Possiamo dire che con
l'inizio del mese di aprile - spiega
Cavagni - la stagione delle allergie è
iniziata alla grande, anche se il vero
picco di manifestazioni allergiche si
avrà a metà maggio, quando i pollini
nell'aria aumenteranno a tal punto da
dar fastidio anche ai nasi meno
sensibili. La sensibilizzazione ai
pollini compare generalmente verso gli
11 anni” .
I primi a doversi preoccupare sono gli
allergici alle graminacee, il cui
periodo di impollinazione comincia ad
aprile e si conclude a giugno. E, come
spiega Cavagni, sono le piante a cui è
sensibile il maggiore numero di
allergici, con circa il 60% di soggetti.
Ma ci sono anche le parietarie, già
comparse soprattutto al Sud, e la cui
impollinazione prosegue fino a giugno, i
pollini di cipresso, che circolano con
particolare abbondanza nel Lazio da
febbraio ad aprile, e l’ambrosia, 'prima
relegata agli Usa e ora presente anche
qui da noi.
Per chi soffre di allergie in questo
periodo c'è poi un ulteriore problema:
anche un semplice starnuto può
trasformarsi infatti in un “killer”
quando si è al volante. E, in più, il
20% degli incidenti stradali avviene per
colpa della sonnolenza, provocata da
alcuni farmaci per curare le allergie.
In generale, il numero dei soggetti
allergici è cresciuto moltissimo nel
giro degli ultimi decenni. ''Si è
passati dal 10% degli anni '50 - precisa
Cavagni - al 30-40% di oggi, anche a
causa del cambiamento delle condizioni
ambientali e dell'eccessiva igiene delle
nostre case”.
L’esperto spiega che tra le varie
manifestazioni allergiche, le più
frequenti sono le riniti (20% dei casi),
seguite da asma allergica e dermatiti
atopiche, ognuna al 10%. Seguono le
intolleranze alimentari al 7-8% e le
allergie alimentari gravi allo 0,5%. I
fattori che possono scatenare l'allergia
sono numerosi. Per le allergie
respiratorie i “colpevoli” sono gli
acari delle polvere, nel 60% circa dei
casi, le graminacee e l'inquinamento.
''In particolare - spiega Cavagni -
quello provocato da camion, traffico
troppo intenso e la vicinanza agli
aeroporti aumenta la sensibilizzazione
alle allergie respiratorie. Le polveri
sottili invece non influenzano le
allergie, ma le infezioni respiratorie”.
Le allergie alimentari invece,
colpiscono in Italia almeno 400mila
bambini tra 5 e 15 anni e sono causate
soprattutto da latte, uova e grano. A
questi stessi alimenti stanno diventando
sensibili anche gli immigrati che si
trasferiscono a vivere nel nostro paese.
Papilloma virus, chi sei?
Mentre è ai blocchi di partenza la
campagna di vaccinazione delle ragazze
dodicenni contro il Papillomavirus, uno
studio rivela che il microrganismo è
ancora largamente sconosciuto tra le
giovanissime italiane. Nonostante i
servizi di stampa e tv sul vaccino “in
rosa” contro l’insidioso virus che
scatena il tumore al collo dell'utero,
il 76% delle under 25 non ha idea di che
cosa sia l’HPV, quali conseguenze
comporti, né tanto meno che esiste un
vaccino per difendersi.
Le cose non vanno molto meglio tra le
donne adulte. Solo il 52% di quelle tra
i 25 e i 40 anni conosce il
Papillomavirus, mentre il livello di
informazione sopra i quarant’anni
raggiunge il 41%. Il dato emerge dai
risultati preliminari dell'iniziativa
“Infasil per te - Il Mese della
protezione”, che tra ottobre 2007 e
febbraio 2008 (in totale il servizio è
stato attivo più di 4 mesi) ha messo a
disposizione delle donne un numero verde
per un consulto telefonico o per
prenotare una visita ginecologica
gratuita. Il servizio ha ricevuto oltre
10mila chiamate, con oltre 3mila visite
richieste a più di 150 ginecologi Aogoi
(Associazione ostetrici ginecologi
ospedalieri italiani) in tutta Italia.
"La corretta informazione migliora nel
caso dell'Hiv, il virus dell’AIDS, e
dell'epatite B, conosciuti dalla grande
maggioranza delle donne di tutte le
età", spiega Antonio Chiantera,
segretario nazionale Aogoi, illustrando
i risultati preliminari dei questionari
raccolti durante oltre mille visite
effettuate. "L'attenzione al benessere
intimo ha fatto passi avanti, ma la
conoscenza e la protezione contro le
malattie ginecologiche è ancora scarsa.
In particolare tra le ragazze che ne
sanno poco e non si affidano al
ginecologo per saperne di più".
Insomma, l'importanza di proporre nuove
iniziative di educazione e
sensibilizzazione, è sempre urgente. “La
realtà italiana è migliorata, ma c’è
ancora molto da fare - dichiara
Chiantera - Occorrono interventi di
educazione all'igiene genitale, a quella
sessuale e alla contraccezione". A
questo proposito gli esperti
sottolineano che la vaccinazione contro
l'Hpv rischia di produrre, in mancanza
di informazioni corrette, un senso di
sicurezza che potrebbe portare le
giovanissime immunizzate a trascurare il
rischio di altre infezioni sessualmente
trasmesse, in primo luogo l’Hiv, e di
gravidanze indesiderate. "Ecco perché -
conclude il ginecologo - occorre puntare
sull'importanza di regole di igiene
intima, sessuale e di contraccezione,
abbinate al programma vaccinale". Il
programma di vaccinazione per ora
riguarda solo le bambine. Ma che,
secondo Chiantera, "potrebbe essere
esteso anche alle 'under 24',
abbinandolo a un test per escludere con
certezza il rischio di contagio".
|