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salute e benessere
C’è un rimedio naturale al viagra senza effetti collaterali: è l’aglio. La tesi è sostenuta da un documentario della BBC basato su una serie di ricerche scientifiche e riguardo
Pubblicità Non a tutti piace lo stesso gusto di gelato. E allo stesso modo non a tutti piace "farlo" allo stesso modo. Il sesso? E' come un gelato, ad ognuno il suo. Come in gelateria, i gusti maschili a letto possono essere anche molto diversi, e cambiare con il passare degli anni. Così, se le donne vengono da Venere, non tutti gli uomini arrivano da Marte.


Ultime dal sito :
 

Ora c’è anche un nuovo farmaco
Sono circa 15 milioni gli italiani che soffrono di ipertensione, che corrispondono a circa il 20-25% della popolazione. L’incidenza è maggiore tra i soggetti di oltre 60 anni, ma sono almeno 3 milioni le persone che hanno la pressione alta senza saperlo perché non hanno alcun sintomo. Su scala mondiale si parla di circa un miliardo di ipertesi. Quattro pazienti su cinque, infine, non riescono a rientrare nei valori pressori ottimali indicati dall'Oms, ovvero al di sotto di 140 di massima e 90 di minima. Questa malattia è considerata la prima causa di morte perché favorisce complicazioni come infarto, ictus, danno renale e morte prematura. La buona notizia è che ora c’è un’arma in più per combattere questo insidioso nemico.

Il nuovo principio attivo, spiega Massimo Volpe, direttore della cattedra di cardiologia della Sapienza di Roma, contempla l'intervento a monte e non a valle, intervenendo su una cascata di effetti “non in basso per impedire che piova sul bagnato, bensì in alto chiudendo direttamente il rubinetto”. Il nuovo farmaco (aliskiren) messo a punto da Novartis, infatti, a differenza di quelli tradizionali agisce inibendo direttamente la renina, ossia l'enzima responsabile della cascata di eventi che portano all'innalzamento della pressione arteriosa e all'evoluzione del danno agli organi. Nella messa al punto del farmaco l'Italia ha avuto un ruolo di primo piano sia per la sperimentazione clinica che per le attività produttive.

'L'ipertensione - ha aggiunto Giuseppe Mancia, direttore della clinica medica e dipartimento di Medicina clinica dell'Università Bicocca di Milano - è un fattore di rischio: spesso i soggetti ipertesi sono colpiti da ictus, infarto, scompenso cardiaco. Il rischio si riduce tenendo sotto controllo i valori. Se l'interevento è tardivo, le possibilità di proteggere gli organi bersaglio
dell'ipertensione sono minori perché i danni diventano almeno parzialmente irreversibili. E' dimostrato che i farmaci che agiscono a diversi livelli sul sistema renina-angiotensina, oltre a ridurre efficacemente la pressione, possono anche avere una funzione protettiva diretta e oggi le linee guida consigliano l'uso di questi farmaci”.

Insomma, combattere la pressione alta allunga la vita. Oltre ad essere meno soggetti a malattie killer, chi è ipoteso vive di più, come dimostrano alcuni studi condotti sugli ultracentenari: questi “supernonni” hanno fatto registrare valori di pressione bassissima nell'arco delle 24 ore, con una differenza quasi nulla tra i livelli diurni e quelli notturni. "Se oggi l'aspettativa di vita media in Italia è pari a 84,1 anni per le donne e a 79,5 anni per gli uomini (ultimi dati Istat), è innanzitutto merito delle terapie contro le malattie cardiovascolari, in primo luogo di quelle contro la pressione alta - sottolinea Massimo Volpe – “Dal 1970 a oggi abbiamo guadagnato 7 anni di vita in più” .

Ad aggiungere un'altra tessera nel puzzle dei rapporti tra pressione bassa e longevità c’è anche un recente studio italiano, firmato dal team di Giuseppe Remuzzi dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Bergamo. Gli autori hanno osservato che topi Ogm privi dei recettori per l'angiotensina, sostanza chiave nella cascata di eventi che scatenano la pressione alta, vivono il 30% in più rispetto agli altri. Evidenze ottenute per ora soltanto su questi roditori “matusalemme”, ma che fanno sperare in un futuro più longevo anche per gli uomini.
 


La tosse non è una malattia, ma un sintomo aspecifico, cioè riconducibile a una molteplicità di cause. Tra queste la più comune è l’infiammazione delle prime vie aeree, altre sono: l’asma bronchiale, la bronchite, la polmonite, la sinusite, l’otite, la pertosse, la malattia da reflusso gastro-esofageo, la tubercolosi. In alcuni casi la tosse può essere addirittura il campanello d’allarme di malattie molto gravi.

Per questo motivo in caso di tosse persistente o che insorga senza altri sintomi infiammatori è importante rivolgersi al medico che, dopo un’attenta valutazione clinica ed eventuali esami di laboratorio, potrà individuarne la causa. Nella maggior parte dei casi la tosse che accompagna i comuni raffreddori è dovuta a un’infezione virale e si risolve spontaneamente nel giro di qualche giorno.

La tosse da raffreddamento si distingue in tosse “grassa” o produttiva, caratterizzata da un aumento del muco nelle vie aeree, e tosse “secca” e l’approccio terapeutico varia a seconda che si tratti dell’uno o dell’altro tipo. Per la tosse grassa possono essere utili farmaci mucolitici, che fluidificano il muco, e farmaci espettoranti, che stimolano l’espulsione di catarro; per quella secca, invece, farmaci sedativi, che agiscono con meccanismi più complessi. Comunque non bisogna dimenticare che la tosse è un meccanismo di difesa e che i farmaci vanno presi solo in caso di effettiva necessità o qualora sopraggiungessero delle complicanze.

Molti farmaci per la tosse sono in vendita senza obbligo di prescrizione medica e a questo proposito occorre fare una precisazione di sicura utilità per chi si reca in farmacia per comprare il classico sciroppo per la tosse. Molti esperti sostengono che tali farmaci sono inutili, se non addirittura dannosi, per i bambini. Infatti l’Ente americano preposto all’immissione in commercio dei farmaci, la Food and Drug Administration, raccomanda ai medici di non prescriverli al di sotto dei due anni di età. Quindi automedicazione sì, ma con prudenza.

 

Denti: “tagliando” allo spazzolino
E i consigli per adoperarlo al meglio

L’inizio dell’autunno è la stagione dei buoni propositi: tra questi c’è anche avere migliore cura per la propria salute. Un primo passo, facile e poco impegnativo, consiste nell’avere migliore cura dell’igiene orale, attraverso un corretto utilizzo del primo e fondamentale strumento per la salute della bocca, ossia lo spazzolino da denti. Lo spazzolino, proprio come l’automobile, può essere sottoposto a un vero e proprio “tagliando”, per sapere se è ancora in buono stato e quindi in grado di assicurare una corretta igiene orale o se è il caso di sostituirlo.

La revisione allo spazzolino si può fare recandosi in una delle 2mila farmacie italiane che aderiscono all’iniziativa: per sapere qual è la più vicina a casa basta telefonare al numero verde 800 231210, o in uno degli oltre 700 studi di igienisti dentali che, sostenendo la campagna “Hai mai pensato di fare il tagliando al tuo spazzolino?”, promossa su tutto il territorio nazionale dal marchio Tau-marin in collaborazione con l'Associazione igienisti dentali italiani (Aidi), a partire da ottobre daranno la possibilità di verificare visivamente lo stato del proprio spazzolino e capire se è giunto il momento di cambiarlo.

In particolare, nelle farmacie aderenti all'iniziativa sarà esposta una comunicazione che, riproducendo un semaforo, evidenzierà per immagini i tre possibili gradi di usura del proprio spazzolino: “luce verde” se le setole conservano ancora la forma e la rigidezza originali; “luce gialla” se invece iniziano ad apparire usurate nella parte superiore; “luce rossa” se hanno ormai esaurito il loro ciclo di vita, e appaiono consumate in punta o deformate nel fusto. Nell’attesa di fare un check up vero e proprio allo spazzolino da denti, valgono comunque alcune semplici regole che si possono mettere in atto immediatamente.

"Cambiare lo spazzolino non appena le setole appaiono rovinate è importante esattamente come ricordare di lavarsi i denti tre volte al giorno - sottolinea Marialicie Boldi, presidente dell'Aidi - Nell'ambito della prevenzione è utilissimo porre maggiore attenzione nei confronti di quello che continua a essere il primo strumento dell'igiene orale. Strumento che, oltre a dover essere sostituito ai primi cenni di usura (e comunque almeno ogni 2-3 mesi), va anche utilizzato in modo corretto perché risulti davvero efficace nell'assicurare la pulizia dei denti e quindi la salute della bocca".

Ecco allora le regole di utilizzo suggerite dall'Aidi e ricordate anche nei depliant che saranno distribuiti in farmacia nei mesi di ottobre e novembre:
1. Lo spazzolino va usato senza fretta (almeno 2 minuti a lavaggio) e senza troppa forza, con movimenti prima verticali e poi orizzontali.
2. I movimenti verticali devono essere effettuati dall'alto in basso per i denti dell'arcata superiore; dal basso in alto per i denti dell'arcata inferiore, sia sulla parte esterna sia su quella interna.
3. I movimenti orizzontali vanno invece eseguiti sulle superfici dei denti maggiormente dediti alla masticazione.
4. Oltre al regolare uso dello spazzolino, ricorrere al filo interdentale e a uno sciacquo quotidiano con un collutorio per contrastare la formazione della placca batterica nel
cavo orale.
 

Le donne preferiscono i cattivi ragazzi
Narciso, impulsivo, eccitante, bugiardo, disonesto e anche machiavellico: ecco l'identikit dell'uomo che ha successo con le donne. I ragazzi per bene lo sanno; l'affidabilità, la fedeltà, la cura, la simpatia sono buone armi e talvolta funzionano, ma il fascino sprigionato dal bello e maledetto è invincibile. Non a caso questo secondo tipo di uomini ha un'attività sessuale molto più prolifica della media. A questa conclusione, ben chiara già a tanti uomini e a tante donne, sono giunte due ricerche presentate a Kyoto in occasione del meeting della Human Behavior and Evolution Society.

In realtà le due ricerche si sono occupate di studiare la dinamica sociale che si genera intorno ad alcuni soggetti con personalità 'borderline'. Quando in un uomo l'impulsività diventa perdita di controllo, la tendenza a dire bugie patologica, lo spirito machiavellico odio per il nemico allora la risposta delle donne e della società è abbastanza netta: emarginazione e diniego. In termini evolutivi questo tipo di soggetti non ha molto successo.

Se però un uomo possiede il giusto mix, mai eccessivo, di qualità che lo rendono un po' maledetto, allora le dinamiche sociali cambiano immediatamente e questi uomini diventano i più appetibili, i più attraenti, i più intriganti. "Se si pensa a questo tipo di uomo in termini evolutivi allora bisogna convenire che è il modello che ha avuto più successo. I motivi sono chiari: un'attività sessuale prolifica garantisce la maggiore diffusione del seme e quindi la preservazione della specie", ha dichiarato Peter Jonason della New Mexico State University e autore di uno degli studi presentati al congresso.

Anche David Scmitt della Bradley University, autore del secondo studio presentato al congresso, concorda con il collega ma apre uno spiraglio di speranza per gli uomini che non vogliono essere maledetti a tutti costi: gli uomini che hanno dei tratti caratteriali che in psicologia si definiscono tecnicamente "oscuri" senza dubbio hanno un'attività sessuale prolifica, ma ridotta agli anni della giovinezza. Alla lunga l'uomo maledetto perde fascino, per cui non riesce a instaurare relazioni durature.

La costruzione di un nucleo sociale proprio nel quale riconoscersi e svolgere la propria vita è un elemento fondamentale, antropologicamente parlando, per avere una vita che garantisca la prosecuzione della specie. Non basta spargere il seme, bisogna anche essere in grado di accudire la prole e gli altri elementi del nucleo familiare. Questa è anzi la parte più difficile e quella in cui avere una personalità centrata ed equilibrata conta molto di più

La salute è uguale per tutti?
La salute, un bene per "ricchi"?

“Lungo il percorso della metropolitana che attraversa Washington, dai quartieri poveri e neri a sud-est della città fino alla ricca e bianca contea di Montgomery, si guadagna un anno e mezzo di vita ogni miglio percorso, per un totale, ai due estremi della linea, di vent’anni di differenza nella speranza di vita alla nascita”, ha calcolato Michael Marmot, docente di epidemiologia e salute pubblica all’Università di Londra. In altre parole, secondo il colore della pelle e il reddito la durata dell’esistenza nella capitale USA varia attualmente da 58 anni fino a 73-78. Una disuguaglianza sorprendente ma certa...

La geografia della salute rilevata a a Washington e la sua stretta associazione con la classe sociale di appartenenza non sono fatti episodici. A Londra lo stesso Marmot ha calcolato in 8-9 anni la differenza nella speranza di vita alla nascita tra i quartieri borghesi e quelli più disagiati.

Esiste una “geografia della salute” anche in Italia?

In Italia le disuguaglianze di salute più vistose sono quelle che separano le diverse zone delle grandi città. A Torino, ad esempio, tra i quartieri ricchi della famosa "collina" e quelli popolari (la “cintura” nord e sud, tradizionalmente abitata da operai e immigrati) la vita si accorcia di 4 anni circa e si calcola che saranno necessari 14 anni, se il futuro prossimo sarà contrassegnato da un discreto sviluppo socio-economico, perché nei quartieri poveri l’arco della vita raggiunga quello attuale dei quartieri ricchi. Differenze analoghe sono state dimostrate a Milano tra i quartieri borghesi e quelli dell’hinterland.

Per quanto riguarda la direttrice nord-sud, nel Meridione l’attesa di vita alla nascita è più breve che al nord di un anno e mezzo circa: ma i dati ISTAT rilevano che mentre in Trentino soltanto il 4 per cento della popolazione ritiene di avere "gravi problemi di salute", in Calabria questa percentuale sale al 12,5 per cento circa, più del doppio. Nel meridione, del resto, anche la quota della popolazione colpita nello stesso tempo da più di una malattia cronica è decisamente più alta che al nord.

Sono state indagate anche le cause delle disuguaglianze di salute, tutte riconducibili alle diverse condizioni socio-economiche. In 4 città diverse, Torino, Firenze, Livorno e Reggio Emilia, chi è sprovvisto di diploma elementare corre un rischio relativo di morte da 2,70 a 3,60 volte superiore rispetto ai laureati della stessa città. E in tutti gli studi fatti, la disoccupazione appare come il fattore sociale che incide più pesantemente sulle condizioni di salute: ma incidono anche il reddito, naturalmente, e il tipo di casa abitata. Non solo: secondo i dati raccolti, è probabile che in Italia, nei prossimi anni, la durata media della vita continuerà a crescere ma che aumenterà in parallelo anche l’handicap di salute che separa i gruppi socialmente svantaggiati, gli emarginati delle grandi città, gli abitanti del meridione, dal resto della popolazione.

Il nostro sistema sanitario si può dire veramente equo?

Sulla carta, ovviamente sì, ma a in realtà il sistema-salute italiano tollera al suo interno evidenti carenze di equità. Lo dimostra il fatto che nel nostro Paese la spesa per la salute stia attraversando quello che autorevoli sociologi ed economisti hanno definito un processo di privatizzazione strisciante.
Recenti studi evidenziano infatti che una quota di visite specialistiche vicina al 60 per cento del totale è pagata direttamente dagli assistiti. In questa percentuale sono comprese anche le visite che, come quelle odontoiatriche, non sono considerate tra le prestazioni che il servizio sanitario ha il dovere di garantire: ma in sostanza la questione non cambia dal momento che, senza contare gli appuntamenti dal dentista, la percentuale delle visite specialistiche pagate direttamente dal cittadino è del 47 per cento.

La consultazione specialistica è uno dei settori fondamentali della medicina contemporanea, in qualsiasi percorso clinico, e non si può negare che sia presente in Italia un grave problema di difficoltà di accesso. In particolare, nel caso delle visite specialistiche, il motivo di scontento più diffuso e quello che porta alla scelta del pagamento diretto è l’impossibilità di essere visitati dal medico di fiducia. Per quali motivi questa criticità viene sottovalutata dal servizio pubblico?
Inoltre, secondo l’indagine Istat 2005, il 12,2 per cento delle famiglie italiane dichiara di “fare fatica a pagare le cure” in caso di malattia, e il problema è in particolar modo sentito dagli anziani.

Come affrontare questi temi e quali le possibili soluzioni?

Un recente libro, Il diritto negato, scritto da Giovanni Padovani, propone una serie di interrogativi che mettono in discussione l'effettivo livello di equità del nostro sistema sanitario. Perché il tasso di mortalità infantile è di 3,2 ogni 1000 nati vivi nel Nord, ma di 4,7 nelle isole e di 4,6 in tutto il meridione? E’ vero che la percentuale degli over-65 assistiti a casa è del 7,9 in Friuli-Venezia Giulia ma dello 0,5 in Calabria e in Sardegna? Se è vero che 47 visite specialistiche su 100 vengono pagate dai pazienti, quali sono le conseguenze per le famiglie meno abbienti?

Non esistono facili soluzioni anche perché queste informazioni, note per ora a un ristretto numero di epidemiologi, non fanno parte del patrimonio culturale comune e non hanno dato vita nel Paese, fino a oggi, a un dibattito ampio e approfondito.
"È difficile pensare, d’altra parte che senza una diffusa cultura del diritto alla salute e alle cure le cose possano migliorare", afferma l'autore. "Al contrario, si può pensare che, come è già avvenuto altrove (l’esempio degli Stati Uniti è da questo punto di vista il più eloquente), anche in presenza di una soddisfacente evoluzione tecnico-scientifica, gli squilibri del sistema-salute nazionale sul piano dell’equità continuino a restare irrisolti o siano destinati addirittura a peggiorare

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